Il ritratto di Dorian Gray, un classico attualizzato ma non nella giusta maniera
di
Gabriele Isetto
Al
Teatro del Giglio di Lucca ha debuttato, in prima nazionale, un particolare
allestimento del famoso romanzo di Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray. La regia di Giancarlo Nicoletti,
tuttavia, non è risultata del tutto convincente. Il regista ha scelto di
attualizzare l’opera, trasportandola nel mondo contemporaneo.
L’idea
di fondo è valida, anche perché le tematiche del romanzo sono ancora oggi
estremamente attuali: il desiderio di conservare la giovinezza il più a lungo
possibile è una delle ossessioni della società contemporanea, ciò nonostante
alcune scelte registiche hanno lasciato perplessi.
Le
perplessità sono emerse fin dalle prime scene, con un’ambientazione che ricordava
un night club, dove Lord Henry canta con tanto di microfono. A lasciare dubbiosi
anche i giornalisti che inseguono Dorian con telecamere e smartphone, mentre lo
stesso protagonista si scatta selfie e pubblica storie su Instagram. L’intento
di attualizzare il romanzo è evidente, ma queste scelte registiche non sempre
riescono a restituire la complessità e l’ambiguità del testo di Wilde.
Di
conseguenza, anche la scenografia e i costumi sono stati attualizzati, ma senza
risultare particolarmente efficaci. La scena di Emanuele Salamanca è
estremamente essenziale: sullo sfondo domina un fondale retroilluminato e la
luce cambia colore a seconda delle situazioni e dei sentimenti dei
protagonisti. Pochi gli elementi presenti sul palco: un divano che entra ed
esce di scena, un pannello calato dall’alto su cui è proiettato il ritratto di
Dorian e due strutture metalliche con scale praticabili. Anche i costumi di
Nicoletta Ercole, in collaborazione con Alessandra Carta, puntano sulla
semplicità, con pantaloni, canottiere e magliette dal taglio contemporaneo.
Sul
piano attoriale invece lo spettacolo si è rivelato di ottimo livello, grazie a
interpreti preparati e perfettamente calati nei rispettivi ruoli. Singolare la
scelta di affidare il ruolo del protagonista a una donna, Federica Luna
Vincenti, che ha saputo affrontare il personaggio con una recitazione attenta e
trasformarsi efficacemente in Dorian Gray. Accanto a lei, eccellente Alessio
Vassallo nei panni di Lord Henry, capace di restituire fedelmente il personaggio
anche attraverso una dizione impeccabile. Convincente anche Giulio Forges
Davanzati nel ruolo di Basil, che punta soprattutto sulla mimica facciale.
Bravi infine gli altri quattro interpreti, Brunella Platania, Matteo Milani,
Gianluigi Rodrigues e Francesca Bruni Ercole, capaci di passare da un ruolo
all’altro distinguendo con chiarezza le diverse personalità.
In
definitiva, questo allestimento de Il ritratto di Dorian Gray convince
soprattutto per la qualità del cast, mentre lascia dubbi sul piano registico e
visivo. Il tentativo di attualizzare il capolavoro di Wilde è certamente
apprezzabile, ma non tutte le soluzioni adottate riescono a valorizzarne la
profondità e le sfumature. Resta comunque il merito di aver riportato in scena
un’opera che, con la sua riflessione sulla bellezza, sulla giovinezza e
sull’ossessione per l’apparenza, continua a parlare con sorprendente attualità
al pubblico di oggi.
Le
foto a corredo dell’articolo sono di © Gianmarco Chieregato




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