Madama Butterfly: una regia tra intuizioni e staticità
di
Gabriele Isetto
Al
Festival Puccini, come ogni estate, si rinnova l’appuntamento con il repertorio
del compositore lucchese. Sul palcoscenico di Torre del Lago torna Madama
Butterfly.
La
regia di Pier Francesco Maestrini ha cercato di offrire una lettura personale
di Madama Butterfly, alternando momenti di grande suggestione visiva
ad alcune scelte che hanno lasciato più di una perplessità. Alcune intuizioni
sceniche sono risultate efficaci e capaci di coinvolgere lo spettatore: in
particolare, le videoproiezioni hanno contribuito a creare atmosfere
suggestive, ampliando lo spazio teatrale e sottolineando alcuni passaggi
emotivamente importanti dell’opera.
Tuttavia,
proprio l’uso molto frequente delle immagini proiettate ha finito talvolta per
appesantire lo spettacolo, rischiando di sovrapporsi alla forza della musica e
della narrazione. In alcuni momenti la componente visiva sembrava prevalere
sull’azione scenica, già caratterizzata da una certa staticità.
Alcune
caratterizzazioni hanno suscitato qualche perplessità, come la figura dello zio
Bonzo, presentato in una veste lontana dal tradizionale mondo dei monaci
buddisti giapponesi. La trasformazione del personaggio appare una scelta che rischia
di allontanarsi dal contesto culturale e simbolico dell’opera.
La direzione d’orchestra di Francesco Ivan Ciampa è risultata uno dei punti di forza dello spettacolo. Attenta, precisa e rispettosa della partitura pucciniana, ha saputo valorizzare i momenti più intensi dell’opera, accompagnando con sensibilità il dramma della giovane protagonista.
La direzione d’orchestra di Francesco Ivan Ciampa è risultata uno dei punti di forza dello spettacolo. Attenta, precisa e rispettosa della partitura pucciniana, ha saputo valorizzare i momenti più intensi dell’opera, accompagnando con sensibilità il dramma della giovane protagonista.
Il
coro, diretto da Marco Faelli, si è distinto per l’eccellente qualità vocale,
la compattezza e la precisione dell’esecuzione. Un contributo musicale di
grande valore, penalizzato però, come già evidenziato per la regia, da una
presenza scenica troppo statica che ha limitato in parte il coinvolgimento
teatrale.
Sul
fronte del cast vocale, hanno convinto particolarmente Laura Verrecchia nel
ruolo di Suzuki e Devid Cecconi come Sharpless, entrambi protagonisti di
interpretazioni di grande qualità, grazie a un timbro vocale ricco, una
notevole sicurezza negli acuti e una presenza scenica efficace. Meno
convincenti sono risultati invece i due protagonisti: Selene Zanetti, pur
disponendo di una bella voce e di un’interessante linea vocale, non è riuscita
pienamente a restituire la fragilità e la profondità emotiva di Cio-Cio-San, non
convincendo appieno il pubblico. Ancora più debole l’interpretazione di Luciano
Ganci nei panni di B. F. Pinkerton, che non ha raggiunto la stessa intensità
espressiva richiesta dal personaggio. Buone le prove dei comprimari, tutti
all’altezza dei rispettivi ruoli: Ivana Čanović (Kate Pinkerton), Andrea Galli
(Goro), Murat Can Güven (il principe Yamadori), Deyan Vatchkov (lo zio Bonzo),
Luigi Cirillo (lo zio Yakusidé), Adriano Gramigni (il commissario imperiale),
Omar Cepparolli (l’ufficiale del registro), Zhao Huan (la Madre), Wang Ya (la
Zia) e Lina Malgeri (la Cugina).
La
scenografia, ideata dallo stesso Pier Francesco Maestrini e realizzata da Jean
Paul Carradori, si è caratterizzata per una scelta essenziale ma allo stesso
tempo elegante e suggestiva. Il palcoscenico era dominato da un grande
ventaglio centrale, elemento scenico dal forte richiamo alla tradizione
giapponese, sul quale prendevano vita le numerose videoproiezioni che
accompagnavano lo sviluppo della vicenda. Proprio l’integrazione tra scenografia
e immagini ha rappresentato uno degli aspetti più interessanti dello
spettacolo: particolarmente suggestivo il momento in cui anche la pedana
scenica si è trasformata in un oceano in movimento, con le onde proiettate a
creare un effetto visivo di grande impatto.
Anche
i costumi, curati dallo stesso regista, hanno seguito una linea tradizionale e
rispettosa del libretto. Le protagoniste femminili sono apparse avvolte nei
classici kimoni giapponesi, arricchiti da dettagli che richiamavano con
attenzione l’ambientazione storica dell’opera. Particolarmente curata anche la
scelta delle parrucche, ispirate alle acconciature dell’epoca, che hanno
contribuito a ricreare sul palcoscenico l’atmosfera del Giappone di fine
Ottocento.
Le
foto a corredo dell’articolo sono di © Andreuccetti






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