A spasso con Daisy: tre attori per un grande racconto

di Gabriele Isetto


Applausi a scena aperta per A spasso con Daisy, testo di Alfred Uhry, già noto al grande pubblico per l’omonimo film del 1989, oggi riportato sul palcoscenico con la regia di Guglielmo Ferro. Lo spettacolo ha conquistato il pubblico del Teatro Goldoni grazie a una trama solida, capace di intrecciare con moderazione e profondità temi universali come l’amicizia, il pregiudizio e lo scorrere degli anni.
Ambientata ad Atlanta nel 1948, la vicenda segue la storia di Daisy, anziana insegnante ebrea in pensione, costretta dal figlio ad assumere un autista dopo un incidente automobilistico. L’uomo, Hoke Colburn, è un afroamericano paziente e rispettoso, con cui la protagonista instaura inizialmente un rapporto difficile, segnato da diffidenza e pregiudizi.


Con il trascorrere degli anni, tuttavia, le distanze si riducono: Daisy è spinta a rivedere le proprie convinzioni e tra i due nasce prima una relazione cordiale, poi un legame profondo e autentico.
I temi affrontati, dall’amicizia al pregiudizio, trovano ancora oggi una forte risonanza nella contemporaneità. In particolare, il nodo del pregiudizio razziale emerge con forza e lucidità, confermando quanto la riflessione proposta dall’opera resti attuale e necessaria.
Sul palcoscenico agiscono soltanto tre attori, che sostengono l’intero spettacolo con equilibrio e grande intensità interpretativa. Milena Vukotic è straordinaria nel ruolo di Daisy: domina la scena per oltre un’ora e venti con energia costante e una notevole presenza scenica, riuscendo a passare con naturalezza da una donna anziana a una ancora più fragile e segnata dal tempo, fino a dare l’impressione di un autentico processo di invecchiamento vissuto in diretta sul palco. Salvatore Marino offre un’interpretazione altrettanto convincente di Hoke, caratterizzata da una dizione perfetta e da una vocalità che si modifica progressivamente, seguendo con sensibilità l’evoluzione del personaggio e il suo rapporto con il tempo e con Daisy. Infine, Maximilian Nisi si cala con efficacia nei panni di Boolie, il figlio della protagonista, forse il personaggio più brillante e venato di comicità. Con leggerezza e misura, l’attore riesce a strappare più di una risata al pubblico, contribuendo ad alleggerire i momenti più intensi della narrazione senza mai spezzarne l’equilibrio.


La scenografia, firmata da Fabiana Di Marco, risulta particolarmente convincente e funzionale alla narrazione. Ricca e ben costruita, diventa un vero e proprio contenitore dell’intera vicenda. Alla base vi è la casa di Daisy, elemento centrale e punto di riferimento costante della storia, che si trasforma gradualmente grazie a pochi ma efficaci elementi scenici. L’ambientazione si modifica con intelligenza e semplicità: l’automobile, resa attraverso videoproiezioni che simulano il movimento della strada e un essenziale volante, oppure il cimitero, evocato con poche e simboliche lapidi.
Uno spettacolo sobrio ed elegante, capace di emozionare senza eccessi, che conferma la forza di un testo intramontabile e la sua capacità di parlare ancora con lucidità e sensibilità al pubblico di oggi.

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