Risate e sogni al Teatro del Giglio: “Non ti pago” omaggia a Luca De Filippo

di Gabriele Isetto


Tante risate al Teatro del Giglio di Lucca, che ha ospitato la brillante commedia Non ti pago di Eduardo De Filippo, con la regia del figlio Luca, purtroppo scomparso nel 2015. Questa messinscena è infatti un’edizione particolare, perché rappresenta un omaggio al regista a dieci anni dalla sua scomparsa.
La commedia racconta la storia di Ferdinando Quagliuolo, gestore di un banco del lotto, superstizioso e ossessionato dalla fortuna al gioco. Quando un sogno “fortunato” porta a una vincita, in realtà ottenuta da Mario Bertolini, impiegato al banco del lotto, che Ferdinando ritiene gli spetti di diritto, nascono una serie di equivoci e situazioni sempre più paradossali che coinvolgono famiglia e conoscenti. Il risultato è una brillante macchina comica in cui si ride davvero dall’inizio alla fine.


Nella commedia emergono anche diverse tematiche. Tra le più evidenti c’è quella del gioco del lotto, presentato quasi come una vera e propria dipendenza: Ferdinando e Mario sono talmente ossessionati dalla fortuna e dai numeri da perdere lucidità e serenità. Eduardo De Filippo mette così in luce, con ironia ma anche con amarezza, come il gioco possa diventare una sorta di “droga”, un tema che purtroppo resta molto attuale ancora oggi.
Ora parliamo della compagnia che ha dato vita ai personaggi della commedia. Salvo Ficarra si cala alla perfezione nel ruolo del protagonista, restituendo con grande naturalezza la comicità e la testardaggine di Ferdinando Quagliuolo. La sua interpretazione è misurata ma molto efficace: alterna momenti di ironia a scatti di rabbia e superstizione che rendono il personaggio ancora più credibile e divertente. Anche se si avverte il suo accento siciliano in una commedia napoletana, non disturba affatto e finisce quasi per diventare un tratto distintivo della sua interpretazione. Al suo fianco un eccellente Nicola Di Pinto interpreta Aglietiello con un’ottima mimica e grande espressività facciale. Bravi Vincenzo Castellone e Federica Altamura, nei ruoli dei fratelli Frungillo: fanno ridere il pubblico, anche se risultano talvolta un po’ troppo esagerati. Eccellente Mario Porfito, che dà vita a Lorenzo Strummillo, l’avvocato che strappa davvero molte risate al pubblico. Brave anche Carolina Rosi (Concetta) e Carmen Annibale (Stella). Andrea Cioffi convince nel ruolo di Mario Bertolini. Ottimo infine il resto della compagnia: Viola Forestiero (Margherita), Paola Fulciniti (Erminia e Carmela) e Giovanni Cannavacciuolo (Don Raffaele).


La scenografia, firmata da Gianmaurizio Fercioni, si presenta curata e ben arredata, ricreando con efficacia l’interno domestico in cui si svolge la vicenda. I mobili, disposti con equilibrio sul palcoscenico, contribuiscono a dare un senso di quotidianità e rendono credibile l’ambiente familiare in cui si muovono i personaggi, ma ciò che cattura davvero lo sguardo dello spettatore è il fondale: un cielo attraversato da grandi nuvole colorate, che dominano la scena e creano un’atmosfera quasi sospesa tra realtà e immaginazione. Non è solo una scelta estetica, ma anche simbolica: le nuvole richiamano chiaramente il mondo dei sogni, elemento centrale nella vicenda della commedia, dove proprio un sogno diventa il motore di tutta la storia. Sul proscenio, inoltre, una cornice che funge da sipario è decorata con tutti i numeri della smorfia napoletana, un richiamo diretto alla tradizione popolare legata al lotto e all’interpretazione dei sogni. Un dettaglio scenografico semplice ma molto significativo, che introduce lo spettatore fin dall’inizio nell’universo simbolico e superstizioso della commedia.
Tra ritmo brillante, interpretazioni convincenti e una scenografia ricca di significati, lo spettacolo coinvolge il pubblico e conferma quanto il teatro di Eduardo sappia ancora oggi divertire e far riflettere.
 
Le foto a corredo dell’articolo sono di © Salvatore Pastore

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