Un Macbeth suggestivo firmato dal regista Fabio Ceresa

di Gabriele Isetto


Nel 1847 Giuseppe Verdi compose il suo Macbeth, una delle opere più intense del suo catalogo, nella cui musica si avverte tutta l’anima drammatica del compositore. Nel 1865 il “Cigno di Busseto” fu invitato a Parigi, dove gli venne nuovamente commissionato Macbeth. Essendo la capitale francese la patria della Grand opéra, Verdi apportò importanti modifiche alla partitura: ampliò alcune scene, aggiunse il balletto e rielaborò profondamente diversi momenti musicali, rendendo l’opera ancora più ricca e teatrale.
Oggi, a distanza di molti anni, il regista Fabio Ceresa ha allestito questo titolo nella versione parigina, scegliendo però di non attualizzarlo ed inserendo alcune finezze che richiamano l’opera di Shakespeare: nel dramma teatrale le streghe sono tre, Verdi invece le trasforma in un coro. Ceresa compie un’operazione interessante: mantiene il coro verdiano, ma riporta sulla scena anche le tre streghe shakespeariane come figure autonome. Esse non cantano e non parlano, ma si muovono con forte presenza scenica, diventando un contrappunto visivo al coro.


L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, diretta da Giuseppe Finzi, ha avuto un avvio non del tutto equilibrato: nel primo atto il volume orchestrale è risultato eccessivamente sostenuto, finendo talvolta per coprire le voci dei cantanti e compromettendo la chiarezza dell’emissione vocale. A partire dal secondo atto, però, l’equilibrio è migliorato sensibilmente. La direzione del Maestro si è distinta per una lettura carica di tensione drammatica, capace di mantenere costante la pressione teatrale e di valorizzare in modo particolare i momenti corali. Molto positiva anche la prova del Coro Lirico di Modena, preparato e diretto da Giovanni Farina.
Anche il cast si è dimostrato all’altezza della tragedia verdiana. Marily Santoro ha incarnato una Lady Macbeth di grande impatto, con una voce potente e un’ottima presenza scenica, mentre Franco Vassallo ha interpretato Macbeth con grande intensità e forza drammatica. Buona la prova di Roberto Scandiuzzi nei panni di Banco: voce calda e potente, capace di reggere la scena anche nei momenti di massimo dramma, come la morte per mano dei sicari. Voci squillanti e timbri eccellenti hanno caratterizzato le interpretazioni di Matteo Falcier (Macduff) e Francesco Pittari (Malcolm), contribuendo a dare spessore e brillantezza alle parti principali maschili. Chiudono il cast: Alin Anca (Medico, domestico, sicario e araldo); Ludovico Ulivelli (Seconda apparizione) e Sofia Ristori (Terza apparizione).


Molto interessante la scenografia creata da Tiziano Santi, una struttura fissa e quasi claustrofobica che racchiude i personaggi come all'interno di un quadro, restituendo un senso di profondità che sembra risucchiare lo spettatore nell'abisso della storia. In questo spazio geometrico risultano determinanti le luci di Cristian Zucaro, che si colorano a seconda dell’esigenza drammaturgica: ne è un esempio il rosso vivo che avvolge le apparizioni delle streghe.
I costumi di Giuseppe Palella rappresentano il perfetto completamento visivo dell’allestimento, agendo come punti di luce all’interno del rigore geometrico della scena. Sono molto ricchi di lustrini e dettagli scintillanti, capaci di valorizzare ogni movimento dei cantanti e di conferire un effetto scenico elegante e di grande impatto visivo.
L’allestimento ha conquistato il pubblico, come dimostrato dai calorosi applausi finali. La risposta entusiasta degli spettatori ha confermato il successo dell’opera.
 
Le foto a corredo dell’articolo sono di © Virginia Giurovich

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