Don Giovanni a Verona: tra meta teatro ed emozioni visive

di Gabriele Isetto


Le luci della sala si spengono, il sipario si apre e il pubblico si trova di fronte ad attrezzisti in abiti contemporanei intenti a smontare scale e travi. Ma niente paura: si tratta di “teatro nel teatro” e lo spettacolo è già iniziato; gli operai si stanno semplicemente preparando a dare il via al Don Giovanni di Mozart ed anche i cantanti si apprestano a indossare costumi e parrucche. Il regista e scenografo Enrico Stinchelli ha infatti impostato l’intera opera giocando sul metateatro, abbattendo anche la quarta parete, facendo scendere i personaggi platea.
La direzione di Francesco Lanzillotta privilegia talvolta tempi più distesi con l’effetto di dilatare alcuni passaggi dell’opera ma ciò nonostante, la sua lettura si rivela di alto livello e pienamente consapevole. Il Maestro riesce infatti a mantenere costantemente acceso lo spirito autentico della musica di Mozart, restituendo con intelligenza il carattere del dramma giocoso, che trova nell’ouverture un momento di particolare efficacia e vitalità.


Anche il coro, preparato da Roberto Gabbani, si conferma all’altezza delle aspettative e, come di consueto, non delude: voci solide e ben amalgamate si uniscono a una presenza scenica efficace, contribuendo in modo determinante alla riuscita dello spettacolo.
Parlando del cast, spicca l’affiatata coppia formata da Christian Federici, un Don Giovanni di notevole potenza vocale e solida presenza scenica, e da Paolo Bordogna nel ruolo di Leporello: se inizialmente quest’ultimo appare leggermente sotto tono, la sua prova cresce progressivamente fino a risultare pienamente convincente. Tra le interpreti femminili, tutte valide e scenicamente credibili, si distingue in modo particolare Gilda Fiume (Donna Anna), Marta Torbidoni (Donna Elvira) ed Emma Fekete (Zerlina) offrono interpretazioni efficaci e ben calibrate. Ottima anche la prova di Alessandro Abis nei panni di Masetto, sostenuta da una voce profonda e da una presenza scenica incisiva. Leonardo Sánchez (Don Ottavio) si dimostra pienamente all’altezza del ruolo, mentre chiude il quadro una voce imponente e autorevole: quella del Commendatore, interpretato da Ramaz Chikviladze.


Un ruolo centrale nell’allestimento è affidato alle scene e ai costumi. Di grande fascino risultano le immagini e i contributi video curati da Ezio Antonelli: nelle scene corali vengono proiettati ambienti concreti (come un salone, il cimitero che ospita la tomba del Commendatore o parchi attraversati da cascate) mentre nei duetti amorosi e nei momenti più intimi lo spazio visivo si fa astratto, evocativo. L’intero impianto dello spettacolo si fonda su questa scelta, anche perché gli oggetti di scena sono ridotti al minimo, se non del tutto assenti. Suggestiva è la scena finale, un momento di straordinaria potenza visiva che chiude il dramma in modo magistrale. Mentre Don Giovanni sprofonda verso il suo destino, il palco viene avvolto da proiezioni di fiamme vivide e travolgenti che consumano le architetture stesse. Il protagonista, accerchiato, in un crescendo di tensione drammatica viene letteralmente inghiottito dal fuoco e dal fumo, regalando allo spettatore un finale catartico e di grande bellezza estetica. 


Di forte impatto, infine, i costumi di foggia settecentesca, tutti di repertorio, realizzati da Maurizio Millenotti per il celebre allestimento areniano firmato da Franco Zeffirelli.
Il pubblico, entusiasta, ha lasciato il teatro con un evidente senso di soddisfazione: uno spettacolo che merita assolutamente di essere visto.
 
Le foto a corredo dell’articolo sono di © Ennevifoto

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