Orazione IA: il futuro è vicino

di Gabriele Isetto


In prima mondiale, sul palcoscenico del Centro Artistico Il Grattacielo di Livorno, ha debuttato Orazione IA, opera del drammaturgo spagnolo Ferdinando Arrabal, uno degli autori più completi del XX secolo, il cui teatro è caratterizzato da alcuni elementi che si ritrovano anche in questa nuova opera. La regia è firmata da Eleonora Zacchi.
Nel testo compaiono solamente due figure: non si capisce bene se siano adulti o bambini e rappresentano i personaggi tipici di Arrabal i quali vivono tra stupore e paura fuori dal normale e che trattano i sentimenti, in primis l’amore e la morte, come semplici giochi che permettono di passare senza scrupoli dalla tenerezza alla violenza. I due personaggi sono tormentati però dal senso di colpa e dal desiderio di redimersi e nel tentativo di diventare “buoni” si affidano alla Bibbia, ma falliscono e così decidono di affidarsi all’IA.


L’intera vicenda è ambientata nel 2050, in una città completamente assoggettata alla tecnologia e ai sistemi di Intelligenza Artificiale, dove ogni gesto umano è regolato da algoritmi. Prima di soffermarsi sugli interpreti e sull’impianto visivo dello spettacolo, è però necessario chiarire un aspetto fondamentale: nel testo drammaturgico originale di Arrabal il personaggio del robot non è presente.

Luciano Lessi ha infatti curato esclusivamente la traduzione del dialogo tra i due protagonisti, mentre l’introduzione della figura robotica, così come il suo monologo e ulteriori scelte sceniche e testuali, tra cui l’uso di video e inserti poetici, sono frutto di una creazione registica di Eleonora Zacchi, che rielabora il testo originale adattandolo a una visione contemporanea.

Sul palcoscenico si muovo solamente tre attori, tutti eccellenti, che grazie alla loro recitazione e alla loro mimica coinvolgono lo spettatore nella vicenda. La regista Eleonora Zacchi e Riccardo De Francesca interpretano i due protagonisti che con i loro dialoghi tengono viva la scena. Luca Salemmi interpreta il robot con notevole precisione: la voce limpida e controllata e la gestualità meccanica rendono il personaggio credibile e perfettamente aderente alla sua natura artificiale.


La scenografia, firmata da Aurora Bresci, è particolarmente riuscita: un ambiente che richiama un universo tecnologico, costruito con schermi, antenne e rami illuminati da piccole luci sospese, in un intreccio continuo tra natura e artificio. Al centro dello spazio scenico domina una bara, elemento enigmatico che acquista pieno significato negli ultimi, decisivi istanti dello spettacolo.
Orazione IA non è solo un esercizio teatrale originale, ma un piccolo detonatore di pensieri. Lo si percepisce soprattutto negli spettatori più giovani che, all’uscita dalla sala, riflettono sull’uso della tecnologia e sull’invadenza dell’IA nelle nostre vite quotidiane. Un segno che lo spettacolo, pur nella sua brevità, riesce a toccare un nervo scoperto del presente e a trasformare la fantascienza scenica in una domanda aperta sul nostro futuro.

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