Il fu Mattia Pascal: il capolavoro di Pirandello vive a teatro
di
Gabriele Isetto
Pubblicato
nel 1904, Il fu Mattia Pascal è il
romanzo che rese famoso Pirandello a livello mondiale. Negli anni sono stati
fatti molti adattamenti teatrali di questo capolavoro e oggi Marco Tullio
Giordana ha curato la regia di una nuova produzione.
L’elemento
principale che fa da filo conduttore alla storia è il tema del “doppio io”,
tanto caro a Pirandello, in cui il protagonista Mattia Pascal vive due vite:
prima quella sua, in cui è un uomo frustato da un matrimonio infelice e
successivamente, quando tutti lo credono morto a causa di uno scambio di
persona, assume l’identità di Adriano Meis credendo di essere finalmente un
uomo libero. E’ proprio su questo aspetto che si focalizza lo spettacolo. Di
conseguenza sono state adottate alcune scelte registiche: vengono mantenuti
intatti i dialoghi ma eliminati alcuni personaggi; soprattutto viene cancellata
la soggettività presente nel romanzo, narrato in prima persona, trasformando il
tutto in un flashback
dove il personaggio di don Eligio, che spesso si intrattiene
con il protagonista a discutere di libri, diventa lettore e spettatore del
manoscritto di Mattia Pascal.
Tutta
la compagnia è stata davvero brava a rendere vivi i personaggi del romanzo di
Pirandello, affrontando un testo solo apparentemente semplice ma in realtà
complesso e stratificato. Attraverso l’assurdo, il paradosso e il continuo
gioco delle identità, l’opera propone una profonda riflessione sulla condizione
umana e sulla libertà, temi che gli attori sono riusciti a restituire con
efficacia e credibilità.
All’interno
di un cast complessivamente molto convincente, spicca in particolare la prova
del protagonista Geppy Gleijeses, capace di incarnare con grande intensità
le contraddizioni di Mattia Pascal. La sua interpretazione, pur emergendo per
forza e precisione, non finisce mai per sovrastare quella degli altri
interpreti che contribuiscono in modo corale e armonico alla riuscita dello
spettacolo: Marilù Prati, Nicola Di Pinto, Roberta Lucca, Giada Lorusso, Totò
Onnis, Ciro Capano, Francesco Cordella, Teo Guarini, Davide Montalbano e
Francesca Iasi, tutti capaci di dare vita a personaggi credibili e ben
caratterizzati.
La
scenografia, curata da Gianni Carluccio, adotta un approccio minimalista e
concettuale, volto a riflettere l’interiorità complessa piuttosto che
ricostruire ambientazioni naturalistiche. L’elemento distintivo è l’ampio uso
di videoproiezioni, proiettate su dei tulle. Tuttavia questa scelta
scenografica risulta poco convincente. L’eccessiva essenzialità, le
videoproiezioni e la presenza di pochi oggetti di scena danno un senso di
incompletezza, sembra che manchi qualcosa. I costumi, curati da Chiara Donato,
risultano invece ben riusciti e pienamente adatti alla trama e ai personaggi.
Lo
spettacolo offre una lettura intensa e coinvolgente del romanzo di Pirandello,
riuscendo a far emergere la complessità dei personaggi e il fascino del tema
del “doppio io”.
Le
foto a corredo dell’articolo sono di © Tommaso Le Pera




