La Traviata all’Arena di Verona: Giuseppe Verdi al Moulin Rouge
di
Gabriele Isetto
Torna
in scena, All’Arena di Verona, La Traviata nella nuova produzione
firmata da Paul Curran, che trasferisce il capolavoro verdiano nella Parigi
della Belle Époque, tra le luci di Montmartre e le suggestioni del Moulin
Rouge. Un allestimento di forte impatto visivo che coniuga la spettacolarità
richiesta dall’immenso palcoscenico areniano con il dramma intimo di Violetta,
protagonista di una delle vicende più amate e commoventi del repertorio
operistico.
Nel
complesso, la trasposizione dell'azione nell'universo del Moulin Rouge risulta
convincente, ma non mancano tuttavia alcuni dettagli registici che lasciano
spazio a qualche perplessità. Nella scena della festa in casa di Flora, ad
esempio, le tradizionali «zingarelle venute da lontano» previste dal libretto
vengono sostituite da ballerine da cabaret collocate sulla grande scalinata,
una scelta coerente con l'ambientazione ma non del tutto persuasiva sul piano
drammaturgico. Ancor più discutibile appare la caratterizzazione della stessa
Flora, presentata con cilindro e bastone secondo un'estetica da maître de
cérémonie che finisce per allontanare il personaggio dall'immagine suggerita
dal libretto e dalla tradizione interpretativa dell'opera.
La
direzione di Michele Spotti è stata travolgente. Fin dalle prime battute ha
impresso all'esecuzione un'energia contagiosa, capace di sostenere
costantemente la tensione drammatica e di coinvolgere orchestra, coro e solisti
in una lettura di grande impatto. Una prova che ha lasciato il segno e che si è
rivelata uno dei punti di forza della serata.
Come
sempre impeccabile il Coro dell'Arena di Verona, guidato da Roberto Gabbiani,
protagonista di una prova solida e coinvolgente, capace di coniugare precisione
musicale e notevole efficacia teatrale.
Il cast si è rivelato complessivamente di ottimo livello, con interpreti pienamente a loro agio nei rispettivi ruoli, voci con timbro ben delineato e presenza scenica sempre credibile. Le condizioni atmosferiche non hanno però giocato a favore della serata: il vento, a tratti insistente, ha spesso disperso il suono nell'immenso spazio, rendendo più difficile cogliere appieno le qualità vocali degli artisti. Ciò nonostante, il livello delle interpretazioni è rimasto elevato, a partire da Martina Russomanno (Violetta), Clarissa Leonardi (Flora), Francesca Maionchi (Annina), Francesco Meli (Alfredo), Ludovic Tézier (Giorgio Germont), Carlo Bosi (Gastone), Nicolò Ceriani (Douphol), Jan Antem (Marchese d’Obigny), Gabriele Sagona (Grenvil), Nicolò Dal Ben (Giuseppe) e Carlo Bombieri (Domestico).
Il cast si è rivelato complessivamente di ottimo livello, con interpreti pienamente a loro agio nei rispettivi ruoli, voci con timbro ben delineato e presenza scenica sempre credibile. Le condizioni atmosferiche non hanno però giocato a favore della serata: il vento, a tratti insistente, ha spesso disperso il suono nell'immenso spazio, rendendo più difficile cogliere appieno le qualità vocali degli artisti. Ciò nonostante, il livello delle interpretazioni è rimasto elevato, a partire da Martina Russomanno (Violetta), Clarissa Leonardi (Flora), Francesca Maionchi (Annina), Francesco Meli (Alfredo), Ludovic Tézier (Giorgio Germont), Carlo Bosi (Gastone), Nicolò Ceriani (Douphol), Jan Antem (Marchese d’Obigny), Gabriele Sagona (Grenvil), Nicolò Dal Ben (Giuseppe) e Carlo Bombieri (Domestico).
Il
vero punto di forza dell'allestimento è però rappresentato dalle scene di Juan
Guillermo Nova, autentiche protagoniste della serata. La ricostruzione
dell'universo del Moulin Rouge risulta immediatamente riconoscibile grazie alla
presenza dei suoi simboli più iconici, il grande elefante e il celebre mulino
rosso, inseriti con efficacia nello spazio monumentale dell'Arena. Ancora più
riuscita appare la scenografia del secondo atto, dominata da una grande
scalinata centrale e impreziosita dalle imponenti fontane collocate ai lati del
palcoscenico: un colpo d'occhio di notevole impatto che coniuga eleganza,
spettacolarità e coerenza con l'estetica della Belle Époque scelta dalla regia.
A completare il quadro visivo contribuiscono in modo determinante i costumi di
Stefano Ciammitti, di grande eleganza e raffinatezza. Perfettamente in linea
con l'ambientazione e con l'immaginario dell’epoca, i costumi arricchiscono la
scena con colori, dettagli e ricercatezza stilistica, conferendo ulteriore
fascino visivo alla produzione. Il risultato è un insieme armonioso in cui
scenografie e costumi dialogano efficacemente, dando vita a uno spettacolo di
forte impatto estetico.
In
definitiva, questa nuova Traviata si conferma uno spettacolo di grande
fascino, capace di coniugare tradizione e rilettura in una proposta che non
lascia indifferenti. Per chi non avesse la possibilità di assistervi dal vivo
all'Arena di Verona, l'appuntamento è davanti alla televisione: lo spettacolo
sarà infatti trasmesso su Rai 3 il 16 luglio, offrendo a un pubblico ancora più
ampio l'occasione di scoprire la nuova produzione firmata da Paul Curran.






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