Giulio Cesare: quando l’opera lirica incontra Agatha Christie

di Gabriele Isetto


Metti una crociera sul Nilo popolata da aristocratici. Aggiungi un delitto che spezza l’apparente tranquillità del viaggio, una scia di intrighi, complotti e sospetti che serpeggiano tra i passeggeri. Sembra l’incipit di Poirot sul Nilo di Agatha Christie, e invece è l’originale chiave di lettura con cui Davide Livermore affronta il Giulio Cesare in Egitto di Händel, andato in scena al Maggio Musicale Fiorentino. Trasportando l’azione negli anni Venti del Novecento, il regista costruisce attorno all’opera un raffinato congegno da romanzo giallo, nel quale la tensione narrativa si alimenta di continui colpi di scena e misteriose apparizioni. Una scelta che trova la sua ragion d’essere nella stessa trama handeliana: la vicenda di Giulio Cesare in Egitto, all’epoca dell’incontro con Cleopatra, è infatti attraversata da assassinii, vendette, lotte per il potere e cospirazioni politiche, elementi che sembrano dialogare naturalmente con l’universo narrativo della celebre scrittrice inglese. Non manca nemmeno un esplicito omaggio a Hercule Poirot: tra i personaggi compare infatti una figura che richiama in modo inequivocabile il celebre investigatore, con il suo immancabile cappello e gli iconici baffi. Presenza silenziosa e ironica, osserva gli eventi da spettatore privilegiato senza però intervenire per risolvere il “caso”, lasciando che siano la musica e il dramma a condurre il racconto verso il suo esito.


Sul podio Gianluca Capuano conferma la sua autorevolezza nel repertorio barocco, guidando l’orchestra con tempi incalzanti e una lettura sempre attenta. La sua direzione esalta la ricchezza della partitura, mantenendo alta la tensione drammatica e valorizzando al tempo stesso i momenti di maggiore lirismo.
Ottimo il cast riunito da Livermore. Raffaele Pe veste i panni di Giulio Cesare, qui trasformato nel comandante del battello sul Nilo, distinguendosi per presenza scenica, carisma e un timbro vocale particolarmente adatto al repertorio. Splendida la Cleopatra di Mariangela Sicilia, che coniuga fascino scenico e raffinatezza interpretativa. Nicolò Balducci è un convincente Sesto Pompeo, calato con intensità nel ruolo, mentre Fleur Barron offre una Cornelia di grande eleganza e sensibilità. Ben caratterizzati anche i personaggi di Tolomeo e Achilla, interpretati rispettivamente da Filippo Mineccia e Valerio Morelli. Completa validamente il quadro il resto del cast, composto da Davide Sodini (Curio) e Janetka Hosko (Nireno).
Di grande impatto visivo la scenografia firmata da Giò Forma, che, come spesso accade negli spettacoli di Livermore è articolata e dinamica e sfrutta sapientemente elementi mobili che si alzano e si abbassano, trasformando continuamente lo spazio scenico. Determinante anche il contributo delle videoproiezioni di D-Wok, che immergono lo spettatore nell'atmosfera di una lussuosa crociera sul Nilo, rendendo il viaggio quasi tangibile.


Curati nei minimi dettagli i costumi di Mariana Fracasso, tutti ispirati all'eleganza degli anni Venti. Attraverso abiti, uniformi e accessori emerge chiaramente la distinzione tra i diversi ceti sociali: da un lato il lusso e la raffinatezza dei passeggeri dell'alta società, incarnati soprattutto da Cleopatra, dall'altro le divise del personale di bordo, immediatamente riconoscibili e funzionali alla definizione dell'ambiente e dei rapporti tra i personaggi.
Un Giulio Cesare in Egitto che trasforma Händel in un appassionante romanzo giallo senza mai perdere di vista la forza della sua musica.
 
Le foto a corredo dell’articolo sono di © Michele Monasta

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