A qualcuno piace caldo: un classico senza tempo che conquista anche il teatro

di Gabriele Isetto


Se il film A qualcuno piace caldo (1959), diretto da Billy Wilder, è considerato un capolavoro della storia del cinema, l’omonimo spettacolo teatrale è riuscito a rendergli pienamente giustizia. Devo dire che la regia dello spettacolo, firmata da Geppy Gleijeses, contribuisce in modo decisivo alla riuscita dell’adattamento.
Non è certo facile portare in teatro un film di questo tipo, caratterizzato da numerosissimi cambi di scena (dal garage al treno, dall’albergo allo yacht), ma il regista ha affrontato la sfida cercando di essere il più preciso possibile. Si è servito, infatti di videoproiezioni, efficaci nel richiamare gli ambienti originali, integrate da elementi scenici essenziali ma funzionali.


Il punto di forza dello spettacolo è senza dubbio il cast, composto da dodici attori, la cui prova risulta determinante per la riuscita complessiva. Euridice Axen interpreta Zucchero, ruolo che nel film fu affidato a Marilyn Monroe: la sua interpretazione è convincente e arricchita da un tocco di originalità, grazie a una presenza scenica intensa ed elegante. Giulio Corso è perfettamente calato nel ruolo di Tony (reso celebre da Tony Curtis), affrontando con sicurezza un personaggio tutt’altro che semplice.
Molto efficace anche Gianluca Ferrato nei panni di Joe, che riesce a dare al personaggio grande realismo e credibilità. Da sottolineare inoltre la bravura di Francesco La Ruffa nel ruolo di Oscar Fielding: grazie anche a una caratterizzazione vocale ben costruita, restituisce perfettamente l’idea del vecchio milionario, ricordando la celebre battuta “nessuno è perfetto!”.
Convincente, infine, tutto il resto del cast: Antonio Tallura (Tenente Callagan), Maria Rosaria Carli (Lily Morris/Susy), Salvatore Esposito (Ghette), Teo Guarini (Poliakoff), Stefania Barca (Bibi/Bonnie), Davide Montalbano (Cameriere/Fattorino) e Michele Demaria (Piccolo Bonaparte), tutti capaci di contribuire con efficacia alla riuscita dello spettacolo.


Nonostante l’elevato livello complessivo dello spettacolo, non sono mancate alcune criticità segnalate dal pubblico in particolare, pur a fronte di interpretazioni molto valide, in diversi momenti la voce degli attori non risultava sempre ben udibile, causando la perdita di alcune battute. Inoltre la durata dello spettacolo (quasi due ore e mezza, intervallo incluso) è apparsa  eccessiva. È vero che l’adattamento si distingue per la grande fedeltà al film, ma probabilmente il regista Geppy Gleijeses avrebbe potuto alleggerire alcune scene, rendendo l’insieme più dinamico e scorrevole.
Tra qualche piccola imperfezione e molte intuizioni riuscite, l’adattamento firmato da Geppy Gleijeses si conferma un’esperienza coinvolgente e apprezzabile, che conquista il pubblico e dimostra quanto questo intramontabile racconto sappia ancora far sorridere e riflettere.

Post più popolari