Verdi incontra Shakespeare: Il Macbeth di Chiara Muti al Teatro Regio di Torino

di Gabriele Isetto


Teatro tutto esaurito e applausi a scena aperta per il Macbeth di Giuseppe Verdi nel nuovo e bellissimo allestimento prodotto dal Teatro Regio di Torino con la regia di Chiara Muti. Si tratta di una regia attenta e ben curata, che prende chiaramente le mosse dal dramma di William Shakespeare. La regista inserisce infatti piccoli ma significativi dettagli che richiamano direttamente l’opera originale: ad esempio il numero delle streghe, che oltre al coro sono tre, proprio come nella tragedia shakespeariana. Significativo anche il letto sul quale Lady Macbeth e Macbeth consumano non solo la loro passione, ma anche i loro misfatti, simbolo potente dell’intreccio tra desiderio, potere e colpa che attraversa tutta l’opera.
La messinscena è stata impreziosita dalla direzione d’orchestra di Riccardo Muti, capace di mantenere tutta l’oscurità drammatica dell’opera senza mai rinunciare alla straordinaria bellezza della scrittura musicale di Giuseppe Verdi. La lettura del maestro mette in luce con grande equilibrio sia la tensione tragica sia la raffinatezza timbrica della partitura. Particolarmente riuscita l’esecuzione del balletto delle streghe nel terzo atto, reso con grande precisione orchestrale e con un ritmo incalzante che ne esalta il carattere misterioso e inquietante, perfettamente in linea con l’atmosfera dell’opera.


Di grande rilievo anche la prova del coro del Teatro Regio di Torino, guidato da Piero Monti. La compagine corale si è distinta per un’interpretazione molto dinamica e mai statica dal punto di vista scenico, perfettamente integrata nell’impianto registico dello spettacolo. Oltre alla presenza scenica, il coro ha offerto anche una prova musicale di altissimo livello, con un canto compatto, preciso e ricco di sfumature, contribuendo in modo determinante alla riuscita complessiva dell’opera.
Di altissimo livello il cast, in cui tutti gli interpreti (nessuno escluso) hanno contribuito in modo significativo alla riuscita dello spettacolo. A partire dai due protagonisti, Luca Micheletti nel ruolo di Macbeth e Lidia Fridman in quello di Lady Macbeth, che sono riusciti a conquistare il pubblico non solo per la qualità e il timbro delle loro voci, ma soprattutto per la loro intensa e convincente potenza espressiva. Molto apprezzate anche le prove di Maharram Huseynov e Giovanni Sala nei rispettivi ruoli di Banco e Macduff, interpretati con timbri raffinati e con una grande attenzione al gesto e all’espressività. Anche i ruoli di contorno si sono rivelati di ottimo livello: Riccardo Rados (Malcolm), Chiara Polese (la dama di Lady Macbeth), Luca Dall’Amico (il medico), Eduardo Martínez (un domestico di Macbeth), Tyler Zimmerman (il sicario) e Daniel Umbellino (l’araldo), tutti efficaci e perfettamente inseriti nell’equilibrio complessivo della produzione.


Particolarmente suggestivo anche il balletto del terzo atto, inserito in questa produzione, elemento che compare solamente in alcune edizioni. In questa scena i mimi, indossando maschere mitologiche, si muovono con grande precisione sulle note della musica verdiana, creando un momento di forte impatto visivo e coreografico. La loro presenza contribuisce ad amplificare l’atmosfera misteriosa e inquietante della scena delle streghe, integrandosi perfettamente con la musica e con l’aspetto scenico dello spettacolo.
Dal punto di vista visivo, lo spettacolo colpisce per la suggestiva scenografia di Alessandro Camera, che riesce a restituire pienamente l’oscurità del dramma. Domina il contrasto tra una luce a volte scarsa e a volte più forte, che richiama le atmosfere pittoriche di Caravaggio, creando un effetto intenso e carico di tensione. Al centro del palcoscenico si trova una grande botola, dalla quale emergono elementi scenici e personaggi, soluzione che contribuisce a rendere lo spazio dinamico e ricco di suggestione. Anche i costumi firmati da Ursula Patzak rafforzano questa visione estetica: richiamano chiaramente l’immaginario medievale attraverso l’uso di corazze, cotte di maglia ed elmi, contribuendo a definire con coerenza l’atmosfera cupa e drammatica dell’allestimento.
Lo spettacolo si è concluso con un grande successo di pubblico, testimoniato dai lunghi e calorosi applausi che hanno salutato tutti gli artisti al termine della rappresentazione.
 
Le foto a corredo dell’articolo sono di © Mattia Gaido

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