INDOVINA CHI VIENE A CENA: PREGUDIZI, SENTIMENTI E ATTUALITA’
di
Gabriele Isetto
In
molti si ricorderanno del celebre film Indovina
chi viene a cena? (1967) con protagonisti giganti del cinema come Spencer
Tracy e Katharine Hepburn. Questa commedia cinematografica rivive oggi a teatro
grazie all’attenta e curata regia di Guglielmo Ferro, che porta in scena i
sentimenti e, soprattutto, i conflitti familiari che emergono quando in casa
viene presentata una persona considerata “diversa”.
La
trama è molto semplice e lineare: una giovane ragazza torna a casa dai suoi
genitori per presentare il fidanzato, un brillante medico. L’entusiasmo
iniziale lascia presto spazio allo sconcerto quando i genitori scoprono che
l’uomo è afroamericano. In un’unica giornata, tra dialoghi serrati e confronti
accesi, la famiglia si trova costretta a fare i conti con i propri pregiudizi,
con le proprie paure e con le contraddizioni tra ideali professati e sentimenti
reali. Anche i genitori di lui vengono coinvolti nell’incontro, dando vita a un
intreccio di tensioni e riflessioni che mettono in discussione certezze e
convinzioni radicate.
La
forza di quest’opera sta soprattutto nei temi che affronta, ancora oggi molto
attuali. Non si parla solo di differenze razziali, ma di un momento che tante
famiglie vivono: quando un figlio o una figlia presenta alla famiglia la
persona che ama, anche quando si tratta di qualcuno dello stesso sesso.
Fortunatamente
lo spettacolo teatrale non ripropone in modo rigido e identico le battute del
film. Sarebbe stato inevitabile, altrimenti, che il pubblico si chiedesse: “Ho
visto il film a teatro? Potevo restare a casa sul divano”. L’adattamento,
invece, riesce a dare nuova vita al testo, mantenendo intatto il nucleo della
storia ma con un linguaggio più vicino alla sensibilità di oggi.
Inoltre, se nel film il tono resta prevalentemente serio e carico di tensione, nello spettacolo trovano spazio anche piccoli momenti di leggerezza: battute ben inserite che strappano sorrisi sinceri al pubblico, senza mai sminuire la profondità dei temi trattati. Un equilibrio delicato che rende la rappresentazione più dinamica e coinvolgente.
Inoltre, se nel film il tono resta prevalentemente serio e carico di tensione, nello spettacolo trovano spazio anche piccoli momenti di leggerezza: battute ben inserite che strappano sorrisi sinceri al pubblico, senza mai sminuire la profondità dei temi trattati. Un equilibrio delicato che rende la rappresentazione più dinamica e coinvolgente.
Per
quanto riguarda il cast, ottimi Vittoria Belvedere e Cesare Bocci
nei ruoli dei genitori della ragazza: portano avanti la scena con solidità,
intensità e una presenza scenica convincente. Brava Elvira
Cammarone (July), anche se a tratti appare un po’ troppo
esuberante, distante dalla delicatezza della protagonista del film. Eccellente Fatima Romina
Ali nel ruolo della domestica Tilly, dinamica e dotata di una
comicità autentica e spontanea, capace di alleggerire con intelligenza i
momenti più tesi. Accettabile Federico Lima Roque nei panni
di John, mentre molto convincente è Mario Scaletta (padre Ryan),
più volte applaudito dal pubblico per la sua interpretazione intensa e
misurata. Meno convincenti, invece, Thilina Pietro Feminò e Irina Noemi
Fronten nei rispettivi ruoli dei genitori di lui, che risultano
talvolta meno incisivi rispetto agli altri interpreti in scena.
Merita
una menzione particolare la scenografia firmata da Fabiana Di
Marco, che ricrea con cura e ricchezza di dettagli la casa della
famiglia Drayton. L’ambiente domestico è elegante, ben strutturato e ricco di
elementi scenici che contribuiscono a rendere credibile e immersiva l’atmosfera.
Sullo sfondo spicca il Golden Gate Bridge, scelta scenica efficace che colloca con
immediatezza l’azione nella città di San Francisco, offrendo allo
spettatore un preciso riferimento geografico e culturale.
Lo
spettacolo si è rivelato un vero successo, come dimostra il Teatro Goldoni
di Livorno completamente esaurito in ogni ordine di posti. Un
pubblico numeroso e partecipe, attento dall’inizio alla fine, che ha seguito
con coinvolgimento ogni passaggio della rappresentazione. Al termine della
serata, Cesare
Bocci ha voluto ringraziare personalmente gli spettatori,
sottolineando come un teatro pieno sia la dimostrazione concreta che la
cultura, in Italia, continua ad avere un valore forte e condiviso.
Un’affermazione accolta da un caloroso applauso, a suggellare una serata di
grande partecipazione e successo.





