Gianni Schicchi al tempo del covid-19


di Gabriele Isetto


Dopo il lunghissimo periodo di chiusura a causa dell’emergenza sanitaria si è inaugurato ieri sera, sabato 27 giugno 2020, il 66° Festival Puccini che però,in questa occasione, non si è tenuto come di consueto sul lago di Massaciuccoli ma nella bella cornice della Cittadella del Carnevale di Viareggio dove nascono i carri che ogni anno sfilano sul corso principale della città. È stato un evento importantissimo, addirittura a livello Europeo, perché gli spettatori hanno assistito al ritorno dell’opera in forma scenica dopo il periodo di chiusura.
Il titolo inaugurale del Festival è stato Gianni Schicchi, l’unica opera comica in un atto composta da Giacomo Puccini. Com’è stato spiegato più volte è stata scelto di mettere in scena uno spettacolo divertente per alleggerire la tensione di questi ultimi mesi.


Dopo i saluti iniziali delle varie personalità tra cui il senatore Andrea Marcucci, l’onorevole Rosa Maria di Giorgi e la regista dello spettacolo Valentina Carrasco, si è alzato il sipario sul Festival. La scelta registica è stata quella di attualizzare il più possibile la trama dell’opera, di fatto non ci troviamo più nel 1299 dove Buoso Donati muore di peste ma siamo nel 2020 in piena emergenza covid-19. Fin da subito ci troviamo davanti una scenografia estremamente contemporanea, creata da Mauro Tinti (che ha curato anche i costumi), con poltrone, lampade e un letto ospedaliero tutto protetto da teli comprese le pareti per evitare la diffusione del virus e di conseguenza tutti i personaggi indossano mascherine, guanti di lattice,  usano il disinfettante per le mani, si misurano la febbre a vicenda e mantengono il distanziamento sociale grazie al metro.
Simpatica e riuscita anche la scelta di cambiare in qualche modo il finale dell’opera infatti, mentre nel libretto originale Gianni Schicchi, dopo uno stratagemma, si tiene tutti gli averi compresa la casa del defunto Donati scacciando dall’abitazione tutti i parenti, nella versione andata in scena, poco prima che Schicchi mandi via tutti, appaiono grazie all’uso delle videoproiezioni le immagini del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, del Governatore della Campania Vincenzo De Luca e del Governatore della Lombardia Attilio Fontana che annunciano il lockdown, quindi tutti i protagonisti sono costretti a rimanere in quarantena con Gianni Schicchi.


Di tutto rispetto la prova dell’Orchestra della Toscana ben diretta dal maestro John Axelrod, come del cast composto da Bruno Taddia (Gianni Schicchi), Elisabetta Zizzo (Lauretta), Rossana Rinaldi (La Zita), Alessandro Fantoni (Rinuccio), Alberto Petricca (Gherardo), Aurora Tirotta (Nella), Pedro Carrillo (Betto), Davide Mura (Simone), Raffaele Facciolà (Marco), Chiara Tirotta (La Ciesca), Alessandro Ceccarini (Spinelloccio/Nicolao), Samuele Giannoni (Guccio), Fracesco Lombardi (Pinellino) e Nicholas Ceragioli (Gherardino) che non ha disatteso le aspettative pur cantando spesso con la mascherina.
Pur trattandosi di un’opera comica commovente è stato invece il finale che ha eccezionalmente visto la ripetizione dell’aria «O mio babbino caro» come dolente omaggio a tutti coloro che purtroppo non sono riusciti a superare la malattia.

Le foto a corredo dell’articolo sono di © Lorenzo Montanelli

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