Intervista ad Antonello Angiolillo


di Gabriele Isetto



Al Teatro Verdi di Firenze sabato 30 e domenica 31 marzo è andata in scena La Divina Commedia Opera Musical e per quest’occasione Antonello Angiolillo, che interpreta Dante, mi ha concesso un’intervista.


Naturalmente non può essere proposta per intero un’opera mastodontica come La Divina Commedia. Come sono stati scelti i canti da rappresentare e i base a quale criterio?

Ti potrebbe rispondere meglio il regista Andrea Ortis che è anche Virgilio nello spettacolo perché è nata da lui l’ida di come rivisitare La Divina Commedia Opera Musical perché è un opera del 2007 che era nata con tre ore di musica, scritta monsignor Marco Frisina. Io credo che sia stata fatta mettendo in risalto i personaggi principali e più conosciuti perché comunque, nel momento in cui fai un’operazione di questo tipo è anche per avvicinarla al pubblico e renderla più fruibile e sicuramente andare a toccare i personaggi più conosciuti aiuta. E’ stata tolta tutta la parte dei santi verso la fine, Ortis ha voluto avvicinare di più Dante ad un uomo perché in platea ci possono essere tanti Dante, tante persone si possono trovare in un momento drammatico della propria vita, quindi avvicinarlo più a questo piuttosto che raccontare il Dante “vil poeta”. Fare un racconto legato a Dante personaggio, perciò Dante che è in scena e che io interpreto, è un uomo prima di tutto.


Quale tipo di lavoro hai fatto per misurarti con un personaggio immenso come Dante?

Ho seguito quello che voleva il regista perché credo che sia importante questo, quando lavori come attore. Tu devi avere la tua idea però fondamentalmente c’è una persona che ha il quadro totale di quello che dovrà essere lo spettacolo. Il regista continuamente chiede delle cose, è un continuo work in progress e un continuo evolversi. Me la sono riletta La Divina Commedia, non tutta, mi mancano due passi che rileggerò con calma più in là, ma il grosso che ci riguardava l’ho riletto.


Come riesci a rendere la modernità di questo capolavoro?

Al di là del linguaggio usato da Dante i concetti sono modernissimi, perché parla di cose in cui chiunque può riconoscersi. Ad esempio, quante Francesche ci sono in platea? Quante Pie De’ Tolomei ci sono in platea? Quante donne che hanno problemi con il proprio uomo o che sono state maltrattate dal proprio uomo? Ce ne sono, e tante. In realtà La Divina Commedia è molto attuale come storia. La modernizzazione di questo spettacolo forse viene dall’utilizzo dei mezzi che oggi noi abbiamo a disposizione: le proiezioni, i video mapping, le luci e l’audio.  


In un caso come questo quanto sono importanti la scenografia che ti circonda e il costume che indossi?

È tanto importante però non è fondamentale per me nel senso che, come attore, è più importante la relazione con gli altri personaggi perché, per esempio, avendo videoproiezioni nella prima scena,  mi si vede dentro un groviglio di rami di una selva, di segni che simboleggiano una selva, e io sul palcoscenico non ho niente, è vuoto, quindi in realtà io non vivo dentro quella cosa là, per cui è stato tutto un lavoro di immaginazione, immedesimazione e fantasia mia nel ricrearmi tutto quello che non c’è. Questa domanda che mi hai fatto è molto importante per il pubblico, perché vede la stanza di Ugolino, la foresta e tutto quello che racconta Dante.


Progetti futuri?

Andare a casa a potare gli ulivi e tagliare l’erba, per adesso c’è quello (ride). Ci sono degli stage, ma per l’estate non c’è molto. Aspettiamo di vedere cosa succederà di questo spettacolo il prossimo anno. Poi se dovesse riprendere Murder Ballad – Omicidio in Rock che abbiamo fatto poco fa in contemporanea… per adesso ci sono questi progetti. Poi bisogna vedere che spettacoli verranno fuori e inoltre con l’agenzia vediamo fiction, pubblicità, è tutto un mondo che evolve giorno per giorno.

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